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Helen Brunner intervista Alenka Rebula

Alenka rebula, una scrittrice dell'anima

di Helen Brunner

 

Ho conosciuto Alenka Rebula molti anni fa, frequentavamo lo stesso corso di laurea all’università. Poi ci siamo perse di vista e non ci siamo più incontrate nonostante entrambe avessimo continuato a vivere a Trieste. Misteri di questa città di confine le cui tante divisioni fanno sì che alle volte le strade delle persone non si incrocino mai. Recentemente, grazie a una comune amica, ho incontrato nuovamente Alenka. E ho scoperto un mondo. Giornalista, poetessa, scrittrice e insegnante ha pubblicato numerosi libri in Slovenia, alcuni di grande successo. Nel suo libro La Primavera dell’anima, uscito in Italia lo scorso anno, propone una serie di esercizi di scrittura il cui scopo è quello di favorire la crescita personale delle donne. L’intercalare tra discorso teorico, esempi ed esercizi dà un ritmo alla narrazione, lasciando intravedere dietro l’apparente lievità, anni di studio e di esperienza. Quando la scrittura riesce a metterci in contatto con le nostre parti più intime, può diventare uno strumento molto potente al servizio di noi stesse. Questo in sintesi, mi sembra essere il messaggio di Alenka Rebula.

Lo scorso anno è uscito in Italia La primavera dell’Anima, traduzione italiana di Blagor ženskam. Pubblicato in Slovenia nel 2007, è uno dei tuoi libri più noti di cui sono state vendute oltre 10.000 copie e sono state fatte 10 ristampe. Il libro è un manuale di crescita personale di genere dedicato alle donne. Come è nata l’idea di questo libro?

«Tenevo dei seminari per donne e avevo notato che rimuginavano continuamente invece di riflettere creativamente sui propri disagi. La tendenza delle donne a prestare attenzione al proprio vissuto può diventare una trappola micidiale, un’abitudine distruttiva che si autoperpetua. Molte tenevano un diario o scrivevano delle riflessioni, ma questo non le aiutava. Rimanevano prigioniere delle solite tracce che si erano formate in anni e anni di pensieri solitari e dolorosi, tra sensi di colpa e rabbia senza sbocco. Così ho iniziato a preparare delle dispense con spiegazioni ed esercizi, cercando di dare una struttura al caos e un contenimento materno al fiume di parole. Avevo infatti notato quanto queste donne fossero ipercritiche nei propri confronti e mi ero convinta che un approccio materno e dolce era l’unica strada per il loro cuore umiliato di bambine».

Da cosa pensi dipenda il suo successo?

«Probabilmente dal fatto che si tratta della mia esperienza, è un libro vivo, personale, nato dalle mie sofferenze personali nel periodo più buio della mia vita adulta. Cercavo una casa interiore dove tornare ogni giorno per poter crescere al sicuro. Una casa, un riparo dove avrei sempre trovato qualcuno ad accogliermi. Evidentemente molte donne in Slovenia sentivano il mio stesso bisogno. Tante lettrici mi hanno scritto (ho un blog molto popolare) sottolineando che era proprio questo l’aspetto del libro che più le aiutava: leggendolo si sentivano protette e amate e hanno voluto regalare il libro a figlie, madri, amiche, sorelle … e il libro si è diffuso moltissimo. Mentre stavo male ero in psicoterapia. Questo mi aiutava a capire, ma non riusciva a darmi la forza necessaria per risalire, avevo bisogno di qualcosa di mio, che provenisse da me, che fosse reale e luminoso e che fosse la dimostrazione di qualcosa di invincibile e affidabile. Dopo aver letto molti manuali di autoaiuto e provato a metterli in pratica constatai che avevo bisogno di essere confortata, che avevo fame di parole d’amore, di tenerezza, e ho provato a rivolgere a me stessa le parole che non avevo mai avuto dai miei genitori. Avevo bisogno di una mamma che mi parlasse tenendomi stretta nel suo caldo abbraccio, e di un padre al quale correre incontro con tenerezza e fiducia trovando parole di accoglienza, coraggio, speranza. Cercavo un rifugio di parole per la mia vita di donna e allora ho creato degli esercizi per imparare a parlare in un modo nuovo, rivolgendomi a me stessa con fiducia e generosità per sentirmi amata. Le donne che hanno letto il libro hanno scoperto che potevano fare altrettanto e hanno fatto circolare il libro.

Nel libro, accanto a una parte teorica, proponi una serie di esercizi di scrittura come tecnica di auto – aiuto che favorisce lo sviluppo dell’autostima e la conoscenza interiore delle donne. Come costruisci questi esercizi?

 «Parto sempre da ciò che abbiamo vissuto di potente e autenticamente felice e cerco di trarne tutti gli elementi che possono servire per scoprire di più sulle proprie risorse. La felicità provata è una grande risorsa. Esploro poi le abitudini distruttive e le scompongo, facendo apparire le alternative e rivolgendo l’attenzione ai ragionamenti che, passo dopo passo, diventano sempre più limpidi, trasparenti, rivelando il sottofondo emotivo che non vedevamo. Ogni pensiero è come un albero: ha profonde radici, cerca cibo e acqua, produce frutti e semi, quindi pensare è come piantare e seminare, è creare il proprio spazio dove poi siamo costrette a vivere. Non esiste altro luogo dove poter fuggire, è solo qui, tra i pensieri che abbiamo piantato, che realmente esistiamo. Vale la pena di rendere il nostro pezzo di terra libero e fecondo. La struttura degli esercizi svolge il ruolo paterno, poiché abbiamo bisogno di disciplina, le parole che ci mettiamo sono materne e creano accoglienza».

Quanta parte della tua personale esperienza contengono?

«Questi esercizi mi accompagnano da anni e ho potuto verificarne l’efficacia; è un modo semplice e limpido per accompagnare le mie giornate, verificare la direzione dei miei passi, prestare attenzione alle scelte inconsapevoli e alle emozioni che vivo nelle relazioni personali. Ho notato quanto equilibrio mi dà l’appuntamento quotidiano con me stessa. Anche nel caos e nei momenti difficili ritrovo sempre sostegno, pace e vitalità dentro di me. Gli esercizi non finiscono di stupirmi, c’è sempre qualcosa di nuovo che affiora e mi indica nuove possibilità. Quindi posso dire che sono nati dalla mia esperienza di dolore e rinascita e che continuano a vivere insieme a me. Mi ispirano molto».

Il percorso che proponi non è un corso di scrittura con una persona che lo conduce, per te è molto importante che si sviluppi in autonomia, giorno dopo giorno, esercizio dopo esercizio, individualmente o in gruppi di donne. A me sembra che questa sia una scelta che caratterizza la tua proposta e la fa essere diversa da molte altre. Perché questa scelta?

«Le cose veramente importanti sono quelle che facciamo in prima persona e ogni giorno, è questo che le rende incisive. L’impulso vitale è per sua natura permanente, sempre attivo e rigenerante. Solo se faccio qualcosa di amorevole cento, mille, diecimila volte, accompagnando la mia vita con affettuosa e fedele partecipazione, posso ottenere freschezza e libertà, è come respirare. Le abitudini vecchie e sterili sono molto tenaci e non cederanno facilmente. Se lasciamo il campo libero al caso, non succederà niente di casuale. Riaffiora sempre quello che abbiamo praticato più a lungo. Bisogna scegliere la strada nuova mille e mille volte. Bisogna prendersi ogni giorno dieci minuti o più per tracciare pensieri luminosi e liberi, altrimenti si finisce sempre per tornare sull’autostrada dell’adeguamento passivo così larga, comoda e familiare. Se vogliamo vivere veramente, dobbiamo farci carico del nostro quotidiano pienamente».

So che sei in contatto con diversi gruppi di donne in Slovenia che da anni lavorano sui tuoi esercizi di scrittura e che spesso hai degli incontri con loro. Deve essere molto bello vedere applicate le tue proposte e poterne discutere insieme. Puoi parlarci di questa esperienza?

«Ricevo molte lettere e parlo molto con le donne. Mi sento molto grata alla vita per questi momenti. La vita dei gruppi è un processo creativo e non tutti i gruppi riescono a svilupparsi. Ho invitato le donne a darsi delle regole per non trasformate gli incontri in lamentele o chiacchiere e per poter lavorare in crescente autonomia e lo fanno con grande concretezza. La gestione dei gruppi è sempre collettiva, la responsabilità condivisa, è questo è il principio fondamentale perché un gruppo abbia il mio aiuto. Una o due volte all’anno ci vediamo e io faccio le mie osservazioni ma senza indirizzare le loro scelte. Ho notato che le donne hanno la tendenza a cercare qualcuno di autorevole che dia sicurezza e non voglio farlo. Bisogna aiutarsi tra donne affinché ognuna trovi dentro di sé e nel dialogo la fonte della propria sicurezza, la forza, l’autostima necessaria. Dopo alcuni anni ho constatato che la donna da sola non ce la fa ad affrontare la violenza del mondo e le prove della vita (cioè lo fa, ma ad un prezzo altissimo che le toglie molte risorse), ma insieme alle altre ce la fa benissimo uscendone rafforzata».

Pensi di proporre qualcosa di simile anche in Italia?

«Mi piacerebbe molto, ma non ho ancora trovato il modo di proporlo. In realtà non l’ho proposto nemmeno in Slovenia, ho semplicemente appoggiato l’iniziativa di alcune donne che me l’hanno chiesto. Diciamo che i gruppi sono nati da soli, io ho solo aiutato le donne in un secondo momento».

Cosa significa per te la scrittura?

«È come camminare nel buio e vedere una luce lontana. Se la seguo mi porta all’aperto, e uscendo ritorno a vivere, vedo le possibilità, l’orizzonte infinito, le mille luci colorate del cielo nelle sue ore e nelle stagioni. La scrittura è al servizio della vita, per me, le parole hanno la forza di farmi risorgere sempre di nuovo, è come se provenissero da spazi interiori che non potrò mai esaurire ed esplorare fino in fondo. La forza creativa delle parole è reale, agisce e trasforma, è come un vento primaverile che spazza via la nebbia. Ma dobbiamo lasciarlo entrare nell’anima e farci fecondare dal nuovo».

Per concludere, nel tuo libro scrivi: Il percorso di autocura ci dona la libertà, perciò è inutile sperare di diventare ancora più instancabili. Non diventeremo le donne perfette che l’ambiente sarà disposto a lodare e ammirare. Spesso accade proprio il contrario: riaffiorano i desideri e gli ingranaggi del sistema a cui eravamo abituate cominciano a bloccarsi. Vuoi aggiungere qualcosa?

«Il vero cambiamento si vede dalle nostre nuove frequentazioni, dal fatto che usiamo parole nuove e che diventiamo meno prevedibili. Aumentano l’ispirazione, la capacità di amare, di dare vita ai progetti, di ascoltare il prossimo. Abbiamo paura di cambiare perché ci hanno fatto credere che ci vogliono lacrime e sangue, che tormentare i nostri cari è l’unica via per avere di più e altre amenità di questo genere. Sono solo spauracchi patriarcali. La forza della donna che si prende cura di se stessa è delicata, sensibile, ma grandiosa. A parte qualche crisi (che però attraversa anche chi non si muove di un millimetro) si finisce per avere più sostegno di prima, più liberta e lucidità, più forza. La primavera dell’anima esiste, ma fiorire è una scelta quotidiana».

 

Alenka Rebula, La primavera dell’anima, Edizioni L’età dell’acquario, Torino 2014, 454 pagine, 24 euro

 

 

 Tratto dal sito: http://www.societadelleletterate.it/2015/03/interviste-alenka-rebula-una-scrittrice-dellanima/